
Excursus delle opere raffiguranti Nausicaa e il gioco della palla
di Grazia Merelli
Il film Odissea di Cristopher Nolan ha destato un nuovo interesse per il grande poema omerico. Il lungometraggio campione d’incassi ha infatti portato l’attenzione del grande pubblico su una delle opere più importanti della civiltà, fornendone un’interpretazione convincente e stimolante.
Probabilmente, per una questione di economia narrativa, la figura di Nausicaa non compare nel film. Inoltre, la figlia del re Alcinoo e la vicenda di Ulisse nel regno dei Feaci sono del tutto assenti. In compenso, alla ninfa Calipso è affidata il compito di ripercorrere la storia dei viaggi con l’eroe.
Proprio a Nausicaa è però legato un riferimento al gioco, che è quanto interessa in questa sede. Nello specifico si tratta di una menzione, se pur breve, del gioco della palla, compiuto dalla figlia del re insieme alle sue ancelle.
Il personaggio di Nausicaa fa il suo ingresso nel VI canto dell’Odissea e l’incontro tra Ulisse e la giovane principessa è uno degli episodi più famosi del poema. Il canto si apre con la descrizione del regno dei Feaci, dove Ulisse è approdato con la sua zattera.
Nel racconto omerico, la notte prima dell’incontro Atena è apparsa in sogno a Nausicaa, sotto mentite spoglie, suggerendole di recarsi in spiaggia il giorno per lavare le sue vesti regali. La giovane principessa, dopo aver fatto quanto doveva, inizia a giocare a palla con le ancelle quando, ancora una volta per zampino di Atena, un tiro troppo forte fa cadere la palla in acqua. Le fanciulle gridano per l’accaduto ed è solo allora che Ulisse, fino a quel momento addormentato, si sveglia. L’uomo decide di avvicinarsi alle giovani, per chiedere aiuto. Dopo un momento di smarrimento le ancelle vengono convinte da Nausicaa ad aiutare l’uomo in nome dell’ospitalità, fornendogli delle vesti e accompagnandolo dal re.
Per quanto riguarda il gioco della palla, ecco come viene descritto da Omero:
“Quando furono sazie di cibo, ella e le ancelle/ giocarono a palla, gettando via i veli del capo/ e fra loro Nausicaa braccio bianco il canto intonava…La palla dunque lanciò la regina a un’ancella/ fallì l’ancella, lanciò la palla nel gorgo profondo.”
Come si evince dai versi riportati, il gioco in esame viene presentato come un passatempo che si svolge all’aperto, nel quale la palla viene lanciata da una persona all’altra.
I versi dell’Odissea sono la più antica fonte scritta che menziona il gioco della palla e per questo motivo rivestono una grande importanza nella storia degli oggetti ludici. Diverse fonti riferiscono che la palla ha origini piuttosto remote; alcuni reperti sono trovati addirittura nelle tombe egizie. L’erudito greco Ateneo di Naucrati, vissuto a cavallo tra II e III secolo d. C., riporta varie teorie sull’origine della palla: una delle opinioni vede proprio in Nausicaa colei che ha inventato tale gioco.
La vicenda di Ulisse e Nausicaa è uno degli snodi narrativi fondamentali nel poema e ha goduto di un certo successo nell’arte figurativa. Il tema compare in più opere, principalmente quadri e incisioni. Soprattutto a partire dal XVIII secolo, con l’affermarsi del Neoclassicismo, il soggetto viene sviluppato seguendo suggestioni e declinazioni diverse. Dei vari momenti del racconto, il più rappresentato è proprio quello dell’incontro tra la fanciulla e il naufrago; tuttavia anche anche il gioco della palla, che lo precede, compare in alcuni dipinti.
John Flaxman (1755-1826), noto disegnatore e pittore britannico, ha raffigurato Nausicaa che gioca a palla per un’illustrazione dell’Odissea, risalente al 1810. Il disegno è in pieno stile neoclassicista e mostra la principessa che gioca con le ancelle. Nausicaa è la fanciulla al centro e si distingue dalle altre per l’acconciatura più elaborata e per la veste che tiene con la mano. Dietro di lei compare Atena, la cui presenza indica che tutto avviene per sua volontà. Le ancelle si dividono a due a due e tutte compiono dei movimenti, suggerendo il dinamismo del gioco. Con la mano destra Nausicaa tiene una palla, mentre l’ancella ne sta lanciando un’altra. Gli oggetti ludici sono dunque due, sebbene nell’Odissea sembra che ne sia menzionata una sola. La scena è comunque una rigorosa e fedele ricostruzione visiva del mondo antico e ricorda la grande pittura vascolare greca.

Una dinamica ludica si trova anche in Nausicaa e le sue ancelle che giocano a palla di Edward John Poynte (1875, collezione privata). Mentre i movimenti delle giovani suggeriscono chiaramente il gioco con la palla, in primo piano a sinistra altre due lavano le vesti, riportando l’attenzione sul motivo della loro presenza in spiaggia.

Come detto, fra tutti i momenti della vicenda narrata nel poema quello più spesso rappresentato è l’incontro fra la fanciulla e il naufrago. Anche in queste scene compare la palla, spesso a terra in primo piano, con la funzione di ricordare l’elemento che ha messo in moto la vicenda.
In Ulisse e Nausicaa di Louis Gauffier, risalente al 1798 e conservato al Musée Saint Croix, i due protagonisti sono raffigurati in una composizione classicheggiante, dove ogni elemento è volto alla ricostruzione di uno scenario antico. La principessa, maestosa come una divinità, è al centro della scena e indica a Ulisse le vesti con fare sicuro e solenne. Il naufrago è collocato a sinistra e incede verso la fanciulla protendendo le braccia per chiedere aiuto. Sulla destra sono le ancelle che fuggono terrorizzate. L’agitazione dei loro movimenti e dei volti contrasta con la calma di Nausicaa, cui la dea Atena ha infuso un coraggio di natura divina. Come nel disegno di Flaxman, le palle sono due e hanno sempre dimensioni ridotte; la loro collocazione in avanti verso lo spettatore ha la funzione di arricchire il racconto, evocando ciò che lo ha preceduto.

A differenza di Gauffier, Jean Veber ha focalizzato tutta l’attenzione sui due protagonisti. Nel suo Ulisse e Nausicaa, del 1888, il naufrago e la bella principessa figurano in primo piano. Le ancelle sono presenti ma relegate sullo sfondo, separate dai fitti rami dell’albero. La palla si trova ai piedi della fanciulla, fra lei e l’eroe. Qui è ancora più chiaro il ruolo narrativo dell’oggetto ludico cui si è accennato in precedenza. Il quadro di Veber mostra un carattere evocativo, a indicare il gusto simbolista di fine Ottocento.

Anche nell’opera di analogo soggetto di Alfred Marioton (1864-1903), conservata al Musée d’Orsay di Parigi, il punto di vista è ravvicinato e l’elemento paesaggistico è assente. Fra i due personaggi principali domina però l’inserto di un’ancella spaventata, che rompe l’equilibrio compositivo, mentre le altre fanciulle sono alle spalle della principessa. La palla sembra quasi rotolare verso lo spettatore, ad accentuare l’impeto della scena.

In altri dipinti scompare il pathos della fuga delle ancelle spaventate e l’attenzione è rivolta al momento in cui le fanciulle si prendono cura del naufrago insieme a Nausicaa. Si tratta di scene corali, caratterizzate da equilibrio compositivo.
Tra i quadri di questo genere spicca l’Ulisse e Nausicaa di Michele Desubleo. Il quadro, precedente rispetto alle opere viste sinora, risale al 1654 ed è conservato nel Museo di Capodimonte; in passato era attribuito addirittura a Guido Reni per i caratteri stilistici proprio del Classicismo secentesco. Qui non c’è alcuna traccia della fuga delle ancelle, che invece offrono al naufrago vesti e ceste con vivande sotto indicazione di Nausicaa. Anche qui la palla appare ai piedi delle figure, come di consueto nelle scene di questa tipologia. Tuttavia accanto ad essa c’è una racchetta di legno. In questo caso il gioco descritto nel testo omerico è stato rappresentato come qualcosa di più simile al tennis che alla pallavolo, con la palla lanciata con una racchetta. Potrebbe trattarsi di un’attualizzazione del tema, dal momento che nel XVII secolo erano diffusi alcuni giochi precursori del tennis.

Una racchetta figura anche in un quadro di Charles Gleyre realizzato prima del 1874 (Sotheby’s). Qui addirittura la palla è sostituita da due volani. La racchetta stessa non è tutta in legno ma presenta all’interno il piatto di corde, segno dell’evoluzione dell’oggetto. Il gioco del volano era molto praticato nella Francia dell’epoca e anche in questo caso sembra che l’artista abbia voluto rappresentare un gioco diffuso al suo tempo.

Al termine di questo excursus si può dunque rilevare che il tema di Ulisse e Nausicaa è non solo la prima testimonianza storica sulla palla, ma anche il punto di partenza per la rappresentazione di scene di argomento classico dove compare tale gioco.
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