
Scene di gioco nelle opere di Giacomo Ceruti
di Grazia Merelli
Giacomo Ceruti è stato uno dei più significativi pittori italiani del XVIII secolo. L’artista è noto con il soprannome di “Pitocchetto”, dal momento che ha dipinto numerose opere raffiguranti i “pitocchi”, ossia i mendicanti, mostrandone la misera vita quotidiana.
Ceruti nacque a Milano nel 1698 e, dopo gli anni di formazione, si trasferì a Brescia; qui rimase per una decina d’anni, fino a che dovette fuggire per problemi di debiti. Successivamente si spostò per varie città del Nord Italia, compiendo anche un significativo soggiorno a Venezia. La sua vita rocambolesca, nella quale trovarono spazio anche due mogli contemporaneamente, si concluse a Milano, dove morì nel 1767.
Sebbene l’artista abbia realizzato anche quadri a soggetto religioso, la sua produzione più importante è legata ai ritratti e alle scene di genere; in entrambi gli ambiti pittorici Ceruti si è contraddistinto per la fedeltà al dato reale, con un’attenzione particolare all’espressività e allo stato d’animo del soggetto.
Per tutta la vita Ceruti è passato da un genere pittorico all’altro, tanto da essere definito da Mina Gregori, la più grande studiosa dell’artista, un pittore “avventuroso”. Con questo termine la Gregori si riferiva proprio alla spregiudicatezza e la facilità con cui egli ha affrontato le diverse tematiche fino alla fine dei suoi giorni.


Le scene di genere di Ceruti sono dedicate agli strati più umili della società. Si tratta non solo di veri e propri mendicanti, ma anche di lavoratori alla giornata, come portaroli e venditori ambulanti di varie categorie. L’artista ha raffigurato questi diversi personaggi nella loro quotidianità fatta di stenti, fatica e brevi pause dal lavoro.
La rappresentazione di figure popolane da parte di Ceruti non è comunque un fatto isolato, ma s’inserisce in un interesse per i soggetti di bassa condizione sociale che aveva importanti precedenti in ambito lombardo e non solo. Questi aspetti peraltro sono stati ampiamente delineati nella mostra Miseria e nobiltà: Giacomo Ceruti nell’Europa del Settecento, tenutasi nella Galleria Tosio Martinengo di Brescia nel 2023.
Le opere che raffigurano i soggetti menzionati erano destinate alle più importanti famiglie del tempo e testimoniano l’interesse della nobiltà per la rappresentazione della vita quotidiana, in particolare quella dei ceti più umili. Probabilmente i committenti, adornando i loro palazzi con dipinti a tema pauperistico, volevano porre l’attenzione sulle azioni caritatevoli da loro effettuate nei confronti dei bisognosi.
Proprio nelle scene di vita della persone più povere compaiono alcuni elementi ludici. Si tratta principalmente di carte da gioco, cioè il passatempo più diffuso a quel tempo. Le carte infatti avevano un costo molto basso ed erano accessibili a tutti; inoltre le dimensioni ridotte del mazzo permettevano di portarle ovunque e di utilizzarle per partite improvvisate in qualsiasi luogo.
Alcuni quadri di Ceruti che includono le carte da gioco fanno parte del cosiddetto “Ciclo di Padernello”, un insieme di quadri dedicati alle persone umili, scoperto nel 1931 in un castello in provincia di Brescia, a Padernello appunto, dallo studioso Giuseppe Delogu.
Le opere del ciclo, con cui oggi si indica per comodità un nucleo di più di venti dipinti a soggetto pauperistico realizzati da Ceruti durante il periodo bresciano, sono suddivisi fra collezioni private e musei (principalmente la Pinacoteca Tosio Martinengo).

Uno dei quadri a tema ludico più significativi è Portaroli che giocano a carte, conservato in una collezione privata; nel dipinto sono raffigurati due ragazzi che stanno giocando a carte seduti su grandi ceste: si tratta di due portaroli, ossia i venditori ambulanti che trasportavano in grosse ceste diverse merci (soprattutto beni di prima necessità).
I portaroli erano spesso giovani orfani che per vivere si dedicavano a questo lavoro alquanto faticoso. Ceruti li ha rappresentati numerose volte negli anni, tando da farne uno dei soggetti privilegiati della sua produzione. Nel quadro in esame i due giovani sono ripresi in un momento di riposo: il colore del cielo sullo sfondo mostra che ormai è quasi sera e probabilmente i due hanno appena finito di lavorare.
Mentre il giocatore di destra tiene il mazzo e si accinge a dare le carte, quello di sinistra gli sta dando una moneta; la presenza di quest’ultima connota la partita come un gioco d’azzardo. I due protagonisti del quadro sono raffigurati da un punto di vista molto ravvicinato e sono descritti in modo vivido e realistico; se ne riconoscono infatti le vesti logore, i piedi sporchi e i volti stanchi.
Sullo sfondo è rappresentato il centro cittadino, dove si riconoscono alcuni edifici e una chiesa. Nonostante ci siano diverse persone ancora in strada, il tempo sembra essersi fermato: tutta l’attenzione si concentra sui due ragazzi e sul loro momento di svago dopo la lunga giornata di fatica.
Come si vede dal dipinto, Ceruti rappresenta i ragazzi senza intenti comici o satirici: non c’è infatti nessuna deformazione caricaturale nei volti dei protagonisti, ma solo la rappresentazione veridica di due giovani portaroli del tempo. Questo approccio schietto e privo di deformazioni ironiche distingue Ceruti da molti pittori a lui contemporanei e caratterizza tutta la sua produzione.

Lo stesso soggetto si ritrova in un altro dipinto dal medesimo titolo, ossia un quadro di Portaroli che giocano a carte, conservato in una collezione privata. Anche qui i due giovani protagonisti sono seduti sulle ceste e stanno giocando a carte. Non si tratta tuttavia di un’altra versione dell’opera precedente, bensì di un’opera differente, dal momento che cambiano sia le fisionomie dei ragazzi che lo sfondo rappresentato. L’opera inoltre sembra essere più tarda, come mostrano la maggiore sicurezza dell’impostazione spaziale e il cromatismo più raffinato.
Oltre ai giovani portaroli, Ceruti ha raffigurato anche degli adulti che giocano a carte. Infatti compaiono nei dipinti a soggetto ludico pure i già menzionati “pitocchi”, i mendicanti tante volte ritratti dal pittore.

In Due pitocchi, appartenente alla Pinacoteca Tosio Martinengo, sono raffigurati due uomini seduti l’uno di fronte all’altro davanti a un tavolo. Mentre l’uomo a sinistra tiene in braccio un gattino e guarda verso lo spettatore, quello di destra, che ha la mano menomata, rivolge gli occhi strabici verso il vuoto. Sul tavolo sono presenti alcuni oggetti: una brocca, delle carte da fumo e appunto un mazzo di carte. Questi tre elementi mostrano i pochi svaghi di una vita misera e triste, dal momento che la brocca indica il vino, la carta il fumo e le carte il gioco.
Due pitocchi è uno dei dipinti più sconsolati di Ceruti, una di quelle opere che spingono l’osservatore a provare un’empatica tristezza per la vita derelitta dei due protagonisti.
Come detto a proposito dei portaroli, anche nel rappresentare i mendicanti non c’è alcuno scopo denigratorio. L’espressione seria dei due uomini sembra farne piuttosto degli esempi del “buon cristiano”, l’uomo povero e meritevole di essere aiutato. A quel tempo infatti si faceva grande distinzione fra l’uomo ozioso e l’uomo realmente bisognoso: solo il secondo era degno delle opere di carità.

Un contesto diverso si trova invece in Giocatori di carte, anch’esso conservato nella Pinacoteca Tosio Martinengo; in questo caso Ceruti ha rappresentato una discussione fra soldati, dovuta verosimilmente a una presunta truffa. Qui l’artista si avvicina alla tradizionale tematica dei Bari, che da Caravaggio in poi godeva di una particolare fortuna ed era una delle tematiche ludiche più spesso rappresentate in ambito anche europeo.

Le carte da gioco si trovano non solo nelle opere del periodo bresciano, ma anche in altri quadri realizzati da Ceruti in momenti successivi della sua attività. A un momento più tardo rispetto al Ciclo di Padernello appartiene Giocatori di carte del Museum of Art di Raleigh (North Carolina).
Nel quadro è raffigurata una scena d’interno, probabilmente una locanda, con tanti personaggi riuniti intorno a un tavolo. Le numerose figure sono colte in atteggiamenti diversi mentre si sta svolgendo una partita a carte; c’è chi beve, chi si alza e chi si china a raccogliere una carta. Nell’uomo che tiene in braccio un cagnolino e guarda verso lo spettatore sembra di riconoscere un autoritratto dell’artista. Il dipinto risale agli anni 1745-1750 e mostra l’evoluzione stilistica di Ceruti, caratterizzata da una cromia più variegata.

In Sera sulla piazza invece si torna alla rappresentazione dei portaroli che giocano a carte, raffigurati in primo piano a sinistra. Anche qui però il punto di vista è più distante. La scena è articolata e complessa, mentre la cromia risulta accurata. Si tratta anche in questo caso di un’opera tarda del pittore, risalente agli anni 1745-1750.
Il dipinto mostra una scena corale nella quale, oltre ai portaroli, compaiono diversi personaggi. Due ragazzi assistono alla partita con interesse, mentre altri lavoratori, come una donna con delle mucche, completano la composizione pittorica. Un’atmosfera silenziosa pervade la tela, complice anche la luce tersa che illumina la scena.
Gli elementi ludici ravvisati nelle opere di Ceruti vanno inquadrati in una pittura, come quella dell’artista, dalla forte vena realistica; essi infatti contribuiscono a delineare la vita dei personaggi, rappresentati dettagliatamente non solo nell’aspetto, ma anche nel lavoro e nei pochi svaghi a loro concessi. Il gioco delle carte indica dunque il passatempo effimero, eppure irrinunciabile, in un’esistenza fatta di logorante fatica.
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