
Quadri raffiguranti i castelli di carte
di Grazia Merelli
Da sempre le carte da gioco sono state utilizzate, oltre che per numerosi giochi, anche per creare il cosiddetto “castello di carte”. Dal momento che le carte sono molto leggere, le strutture che vengono create con esse sono molto fragili; a volte destinate a durare solo pochi minuti.
Proprio nel carattere temporaneo risiede il fascino di questo passatempo: basta infatti un movimento per far repentinamente crollare tutto.
Il castello di carte compare anche in alcuni dipinti, se pur in misura minore rispetto al tema della partita a carte fra più giocatori. Si tratta generalmente di scene d’interno, ove uno o più persone si dedica a tale passatempo. L’interesse per questa tematica trova una certa diffusione nel Settecento ed è legata alla progressiva affermazione della scena di genere, iniziata già nel secolo precedente.
L’artista francese Jean-Baptiste-Siméon Chardin (1699-1799), celebre per le nature morte e le scene di vita quotidiana, ha dedicato diversi quadri al tema del castello di carte.
Realizzate negli anni Trenta del Settecento, le opere del pittore raffigurano di solito un giovane seduto intento a fare costruzioni con le carte. Un’atmosfera sospesa caratterizza le scene raffigurate da Chardin, il cui intento è restituire tutta la concentrazione ludica del ragazzo di volta in volta rappresentato. I giovani ritratti sono sempre ben vestiti, mostrando in tal modo di appartenere alla borghesia del tempo.
Ne Il castello di carte del Louvre un giovane sta costruendo la sua opera architettonica sopra un tavolo esagonale. Il modello sembra essere lo stesso del più famoso quadro Bolle di sapone, con cui condivide la fisionomia da ragazzo adolescente.

Nel dipinto di analogo soggetto conservato alla National Gallery, a Londra, il giovane protagonista sta creando ben due costruzioni. Il punto di vista è più distante e il tavolo è collocato in posizione prospettica, dando un senso di profondità. Un altro elemento volto a fornire un’indicazione spaziale è il cassetto aperto verso lo spettatore, dal quale escono altre carte da gioco.

L’attenzione per la dimensione dello spazio si trova anche nel Ragazzo che costruisce un castello di carte collocato presso il Waddenson Maner, in Inghilterra; qui infatti compare anche una finestra parzialmente coperta da un ampio tendaggio.

Si differenzia dai quadri descritti il Ragazzo con castello di carte conservato agli Uffizi, dove il giovane, privo di cappello, non ha disposto le carte le une sulle altre bensì in successione. Il dipinto è in pendant con la Ragazza con volano e probabilmente i protagonisti dei ritratti sono fratello e sorella. Anche qui il fanciullo è assorto nell’attività che sta svolgendo, stando ben attento a tenere le carte in equilibrio.

A differenza di Chardin, il pittore Francois-Hubert Drouais (1727-1775) ha raffigurato il protagonista del quadro nell’atto di rivolgersi direttamente allo spettatore. In Bambino che gioca con un castello di carte, un olio su tela che si trova al Metropolitan Museum di New York, un bambino ha appena finito di costruire il suo castello di carte e, tolte le mani che lo sorreggono, guarda verso l’osservatore per fargli ammirare la sua costruzione. L’abito elegante e le finiture in oro del piano d’appoggio suggeriscono un ambiente raffinato: Drouais infatti era un famoso ritrattista e fra i suoi clienti figuravano i nobili più in vista dell’epoca.

L’artista francese ha rappresentato un castello di carte anche in Ritratto di un bambino e due bambine che costruiscono un castello di carte, dove tre fanciulli stanno creando costruzioni con le carte. I tre bambini indossano abiti ancora più sontuosi rispetto al dipinto precedente. L’abbigliamento formale, insieme alla base della grande colonna alle loro spalle e al busto scultoreo, fa pensare che si tratti di una famiglia principesca.
I protagonisti guardano verso lo spettatore, come si addice ad un ritratto, e posano per l’artista mostrando la loro creazione. Compare anche qui il gesto delle mani appena staccate, compiuto dalla bambina di sinistra, a indicare una costruzione in divenire, secondo l’espediente già comparso nel dipinto precedente. Nella scena sono rappresentati anche altri passatempi: sul tavolo figurano dei dadi e pedine da dama, mentre a terra ci sono una bambola, la racchetta con il volano e altre carte.

Un interno più semplice si trova invece in Bambini al gioco di Joseph Francois Nollekens ( 1702-1747), quadro del 1745 conservato presso il Yale Center for British Art. Nollekens, pittore fiammingo attivo soprattutto in Inghilterra, ha realizzato scene di genere e feste campestri seguendo lo stile di Watteau. Il quadro in esame pertanto si colloca nell’interesse per le scene di vita quotidiana che caratterizza tanta pittura del Settecento anche in ambito inglese.
Nel dipinto di Nollekens i bambini raffigurati sono probabilmente i figli dell’artista: Jacobus e Maria Joanna Sophia. Una particolarità dela scena è che il castello è rappresentato nel momento in cui sta crollando, con le carte che cadono sul pavimento. A terra, oltre ad alcune carte già cadute, figurano altri giochi fra cui una trottola e un tamburo. Il clima intimistico della tela è piuttosto lontano dal carattere ufficiale del ritratto di gruppo di Drouais.

Nella pittura dell’Ottocento si fanno strada progressivamente delle raffigurazioni d’interno più semplici, che suggeriscono talvolta ambienti molto umili. Un esempio di questa tipologia di dipinti è Children playing with cards del pittore francese Paul Seignac (1826-1904). Qui, all’interno di una dimora assai spoglia, una donna, probabilmente la madre dei bambini, sta poggiando una carta sulla costruzione appena fatta; la credenza su cui poggia il castello di carte e la sedia suggeriscono un luogo alquanto modesto.

La figura della madre che aiuta i figli a costruire il castello di carte compare anche ne Il castello di carte di Théodore Gérard (1829-1895). Artista belga dedito a pittura e incisione, anche Gérard rappresenta una casa semplice e disadorna, dove tutta la famiglia partecipa con vivo interesse alla costruzione fatta con le carte.

Il tema del castello di carte continua a godere di una certa diffusione anche nell’arte del Novecento, soprattutto da parte dei pittori interessati a dipingere scene di vita quotidiana.
Il castello di carte di Zinaida Serebriakova (1884-1967), è un esempio significativo in tal senso. Infatti la Serebriakova, pittrice russa – francese, ha realizzato molte opere dedicate alla vita quotidiana in Russia, mantenendosi fedele a una pittura “realistica” anche dopo la diffusione del Futurismo nel suo paese.
Nel suo Il castello di carte, risalente al 1919 e conservato nel Museo Statale di San Pietroburgo, l’artista ha raffigurato quattro ragazzi che stanno costruendo un castello di carte. I giovani, tre maschi e una femmina, sono probabilmente i figli della pittrice, che hanno spesso fatto da modelli nelle sue opere. La scena è colta da un punto di vista ravvicinato e si caratterizza per il carattere intimista, oltre che per l’armonia delle scelte cromatiche.

Nel complesso i quadri che raffigurano i castelli di carte mostrano un passatempo intramontabile e diffuso presso tutti i ceti sociali. Come spesso accade nelle scene che raffigurano scene di gioco, anche in questo caso i dipinti esaminati offrono un’interessante spaccato della società dell’epoca nella quale sono stati realizzati.




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